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Come formare la coscienza?

La genialità dell’esame di coscienza è che ti rimanda alla sorgente del bene, che è Dio. Dunque il primo punto è lodare Dio per i suoi doni!

Enero 2015 | Michelina Tenace (San Marco in Lamis, Italia) | Espiritualidad

Vorrei cominciare con due citazioni per situare il nostro discorso nel contesto di una possibile definizione di coscienza dentro il quadro della spiritualità ignaziana.

Prima citazione
Nelle prime pagine del suo “Memorial”, Pierre Favre”, primo compagno di Ignazio racconta che nell’anno 1529 Inigo arrivò al Collegio dove lui si trovava a Parigi e che il nuovo studente venne messo a vivere insieme a lui nella stessa camera. Benedetta provvidenza! La vita di Pietro Favre cambia. Come? Ecco cosa scrive: “La Clemenza Divina mi faccia la grazia di ricordare bene e di pesare con cura i doni che il Signore mi fece in quel tempo tramite questo uomo. Per primo il dono di vedere chiaro nella mia coscienza, nelle tentazioni, negli scrupoli che avevo da tanto tempo senza capirne il significato e senza trovare via di pace” . Vedere chiaro nella coscienza non significa vedere le cose che non vanno questo, Favre lo faceva già prima di incontrare Ignazio. Vedere chiaro significa capire il significato di ciò che succede e trovare pace.

Seconda citazione
Ecco le prime parole che si trovano aprendo il libretto degli Esercizi Spirituali, la prima nota per aver qualche chiarimento sugli esercizi a beneficio di chi li dà e di chi li riceve. “Con il nome di esercizi spirituali si intende ogni modo di esaminare la coscienza, di meditare, di contemplare, di pregare oralmente e mentalmente e di altre attività spirituali come più avanti si dirà” (EE 1a).

La coscienza di cui parleremo questa sera è considerata dal punto di vista della sua attività spirituale. Si tratta della coscienza come terreno dove si semina e dove si raccoglie il frutto dello Spirito, la vita eterna. “Come formare la coscienza” ci farà riflettere su “come si forma la vita secondo lo Spirito Santo”, quello Spirito versato nei nostri cuori (Rm 5,5), tutt’uno con la coscienza. E dunque ci chiederemo come cresce e come matura questa vita spirituale, e infine, come si verifica anche la sua autenticità.

Come definire allora la coscienza spirituale
Cominciamo con la parola coscienza. Può avere vari significati. Per esempio quando diciamo che una persona ha perso coscienza, vogliamo dire che continua a vivere, ma vive senza autonomia.
Dunque è possibile se non una definizione, almeno un’ipostesi di cosa possa essere la coscienza. In ogni uomo c’è un’intuizione globale dell’io mentre è vivo (non nel coma!), c’è una conoscenza di sé in atto (non agisce da incosciente!), una percezione interiore misteriosa che valuta l’agire proprio e quello degli altri secondo un giudizio di “bene” o di “male” (la libertà di coscienza di fronte altro rappresenta il diritto di non assecondare il suo agire, e responsabilità nei confronti del proprio agire rivela che il mio agire procede da una libera decisione). La coscienza evoca dunque insieme una realtà ontologica propria alla persona, una capacità razionale, una determinazione morale. Rivela una identità (chi sono), una modalità della vita (in coma o cosciente non è lo stesso), indica una maturità personale, una sensibilità all’istanza morale e sociale.

Cosa è la coscienza per il cristiano? Ciò che essa è per ogni uomo. Non c’è una coscienza cristiana, però si può dire che per il cristiano la coscienza si declina in modo cristiano. In che senso? La vita per un cristiano è Cristo, la sapienza è l’arte del discernimento spirituale , la norma morale è la carità fino al dono di sé. La coscienza spirituale del cristiano nasce dall’incontro con Cristo, è illuminata e si nutre della parola di Dio, matura secondo il frutto dello Spirito e misura la sua crescita alla luce della Pasqua e cioè secondo la grazia della resurrezione.

Ora, per quello che conosciamo o che abbiamo sperimentato della spiritualità ignaziana, suggeriamo alcune considerazioni su come formare la coscienza di un cristiano.

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Michelina Tenace è nata a San Marco in Lamis (FG) l'8 maggio 1954. Ha studiato filosofia in Francia, si è laureata in letterature moderne straniere all'università "La Sapienza" di Roma. Ha conseguito il dottorato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana nel 1991. È membro permanente del "Centro Studi e Ricerche Ezio Aletti". Insegna alla Gregoriana Antropologia teologica e corsi sull’Oriente cristiano. È Direttore del Dipartimento di Teologia Fondamentale nella Facoltà di Teologia della stessa università.

 

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